GABRIELLA URBANI

 

 

 

 

 

BIOGRAFIA

Nata 100 anni fa, sotto il sole bolscevico, dopo la rivoluzione franco-anglo-americana, fu costretta a emigrare sotto mentite spoglie, facendo una fatica invernale, verso sud-ovest. Attraversando i balcani di volata, si ritrovò in albania, ma rendendosi conto di aver sbagliato strada, si ritrovò, non si sa come, sotto i cieli austro-ungarici. A quel punto si rese conto che l’europa era sotto troppi cieli e allora tornò alle sue origini e ritrovò la strada per ritornare allo stato vaticano. Ma da lì la cacciarono fuori e si ritrovò con un solo balzo nel regno delle due sicilie. Lì si addormentò per un attimo, ma siccome faceva troppo caldo per dormire bene, armi in spalla dovette approdare, aimè, a L’Aquila, dove fa troppo caldo e troppo freddo, giusto per vivere male la sua vita e dove continua oggi a lavorare.

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Nessuno saprebbe cosa è l’umana luce divina se non navigasse tutto intorno senza sosta con mille e più occhi tenendo la propria umana emozione.
Se l’Arte non rimanesse un problema di pochi, non ci sarebbe un museo adatto a loro.
La pausa giusta è il prezzo dell’Arte, che la rende una cosa da mangiare per tutti, perché in ogni prezzo che apparentemente sembra insignificante porta con se tutta la sua storia, perché ogni artista guarda e impara con occhi rivolti verso i suoi bisogni di uomo che si nutre in un umano divenire.
L’Arte è e rimane nutrimento dell’anima, con occhi affamati di cibo materico, persi nei colori di una tavolozza immaginaria, fatta di concetti rivolti verso un pensiero creativo che ogni spettatore fa.
L’Arte è un continuo movimento circolare. L’artista dona all’altro il suo magnifico se. Questo è il prezzo di se e della sua anima.
Per concludere quello che rimane del nostro rumore, bisogna guardare i passi che vagano tra presenze immaginarie, confrontandosi con sguardi immaginifici.
Tutto il resto è questione di parole che vivono in immagini perse nel vuoto, che rimangono senza nessuna risposta.
Ogni luogo è teatro, dove il circolo della vita è proiettata verso il domani, onde il futuro vomiti vertiginose glorie in ognuno di noi, che si confrontano in un continuo crescendo di umana umanità.
Ognuno di noi è passato presente e futuro dove, il divino opera nell’umano con le stesse intenzioni di chi vuole creare se stesso.
Tutto il resto è un continuo finire.


 

Senza titolo

Pittura su tela

 

 

 

 

 

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