TESTO CRITICO Fuori tiro (per Carmine Tornincasa a Stellata) di Valeria Tassinari Ogni tanto c'è bisogno di silenzio, e di posti inconsueti dove ascoltare rumori inconsueti. Di spazi che siano inequivocabilmente luoghi, luoghi in cui recarsi apposta, dove non si capita per caso o perché si è di strada, ma perché si è scelto, premeditato di andare. Sono territori in cui non ci si aspetta - anzi, ci si sorprende - di incontrare qualcuno, in cui la ginnastica mondana dell'incontrarsi con il pretesto di qualcosa da vedere diviene talmente improbabile da apparire qualora accada di imbattersi improvvisamente in un viso conosciuto - persino imbarazzante; quasi come ci si sentisse reciprocamente scoperti a fare qualcosa di estremamente privato o delusi della non esclusività della propria presenza, come quando viaggiando in un paese lontanissimo viene improvvisamente istintivo volgere gli occhi e ci si accorge con immediato disagio di ritrovarsi accanto il proprio vicino di casa. Luoghi che oppongono resistenza all'integrazione, che rendono superfluo il dialogo. Forse non sono molti gli artisti che amano portare le loro opere in luoghi vome questi, soprattutto quando non si tratta di rapportarvisi con il gioco abusato ma pur sempre affascinante di realizzare un'opera nello spazio, ma semplicemente di accostare l'opera allo spazio e restare a vedere cosa succede, sapendo di correre il rischio che non succeda assolutamente nulla, che il silenzio resti totale. Che la cosa non abbia senso. Ma, in quel silenzio, potrebbe bastare un fruscio per trasformare in ali due pagine di marmo, in vertigine una torsione della materia, in ascesa l'indicazione di una salita, in un'infinità di sensi le nostre limitate possibilità di direzione.
TESTO CRITICO
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