GINO SABATINI ODOARI

 

 

 

BIOGRAFIA

Nato a Pescara nel 1968. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Artistico di Pescara, si trasferisce all'Aquila per studiare Pittura all'Accademia di Belle Arti. Si diploma con il massimo dei voti discutendo una tesi in Estetica sulla fenomenologia del "Silenzio" con Massimo Carboni. Negli anni del Liceo conosce il lavoro di Ettore Spalletti, docente di Discipline pittoriche. Durante gli studi accademici, determinanti saranno gli incontri con Fabio Mauri, docente di Estetica (con il quale sarà performer in "Che cosa è il fascismo" nel 1997 alla Kunsthalle di Klagenfurt in Austria e successivamente assistente), Jannis Kounellis (di cui sarà allievo nell'ambito di un Seminario-Laboratorio curato da Sergio Risaliti) e Carmelo Bene che avrà la fortuna di incontrare al Museo Sperimentale d'Arte Contemporanea dell'Aquila nel Gennaio 1996. Si trasferisce a Roma nel rione Esquilino nel 1998. In quegli anni entra in contatto con l'Associazione Culturale "Futuro" fondata da Ludovico Pratesi. Spazio di ritrovo per molti giovani artisti. Dopo una fase iniziale in cui utilizza la pittura per esprimere il suo modo di sentire il mondo, nei primi anni '90 Gino Sabatini Odoardi esce dalla nozione tradizionale di quadro ed inserisce nelle opere gli "objets trouveès", intervenendo con rettificazioni e nuove sperimentazioni linguistiche. Sono gli anni delle prime installazioni: "Impossibilità espressa" (tema ripreso dai primi quadri degli anni '80 dove affronta il tema del vino, simbolo pregnante nella sua dimensione transustanziale, stravolgendone il senso, in una continua fluttuazione di significati, una sorta di misticismo illogico) e "Bicchieri". L'intenzione di Sabatini Odoardi è insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, scardinando le nostre sicurezze, in un gioco di specchi infiniti, in un continuo rimando senza risposta. Bersaglio della sua opera è il pensiero tradizionale, il modo di porsi dell'uomo (e il suo continuo bisogno di conferme) di fronte all'inconoscibilità del mondo. La simbologia sacra è solo il punto di partenza per un'operazione coraggiosa, estrema, dissacratoria. Sono anche gli anni dei primi "sottovuoti": "Nudo", "Opera concepita postuma", "Terre", "Tonaca", "Tele rosse". E' lo spazio della memoria, indissolubilmente legato al concetto di Postumo. Immobilizzare oggetti in qualche maniera precari (il vino, l'acqua, gli abiti, la scala), è il tentativo estremo di esorcizzare l'atavica paura della morte, la nostra transitorietà, caducità fisica e spirituale. Le antitesi morte-vita, dio-agnosticismo attraversano trasversalmente tutta la sua opera. Tutto avviene come nel mondo dei bambini. Il gioco reitera la vita quotidiana, impone altre leggi e significati. Il pensiero e l'immaginazione generano uno spazio altro, un tempo assoluto. Nel 1999 riceve da Alfred Pacquement (Centre George Pompidou), l'importante premio all'Ecole Nationale Supérieure des Beaux-arts di Parigi "Les Prix des Jeunes Createurs"; tra i componenti della giuria del premio: Sophie Duplaix, Lydie Arickx, Richard Hodes, Nathalie Gaillard, Bernard Goy, Marwan Hoss, Gérard-Georges Lemaire, Marcel Lehmann-Lefranc, Denis Picard, Fernando De Filippi, Jean-Francois Taddei. Sempre nel 1999 riceve a Firenze il 1° Premio "David Molinari" nella sezione "Forma e Colore", istituito dall'Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2001 la Mediateca della ex Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma attuale MACRO, acquisisce il video-catalogo "Works 1994-2000" edito dal Muspac dell'Aquila. Nello stesso anno è invitato da Angela Vettese a partecipare alla 52° Edizione del Premio Michetti dal titolo "Adriatico: Le due sponde". Nel Dicembre 2001 è invitato da Ludovico Pratesi ad esporre nel proprio spazio-abitazione con una personale dal titolo "Senza titolo" 2001 curata da Sabrina Vedovotto. Nel 2002 la sua ricerca è indirizzata verso i mass-media. L'artista denuncia con una ironia paradossale la cattiva informazione esercitata dai mezzi mediatici (come stampa e televisione), ne sottolinea la violenza strategica, le manipolazioni e soprattutto gli inganni ideologici: "Si beve tutto ciò che si scrive" e "Game"; nel Giugno 2002 Simonetta Lux e Domenico Scudero invitano l'artista nel Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università di Roma "La Sapienza" con una personale dal titolo "A boccaperta" curata da Maria Francesca Zeuli. Nel Luglio 2003 esce la sua monografia "Controindicazioni" in ed. Lithos, nella raccolta di saggi, documenti ed interviste "Artisticamente", collana diretta da Simonetta Lux e Domenico Scudero in collaborazione con il MLAC dell'Università "La Sapienza" di Roma. Nell'Ottobre del 2003 riceve il riconoscimento a Roma (tra gli artisti già affermati in ambito nazionale) "Premio Unione Latina" a cura di Mauro Nicoletti, Cristiana Perrella e Maria Paola Maino.

Alberto Boatto


 

Impossibilità espressa

legno, plexiglass, bicchieri di vetro
gesso colorato

64x94 cm

 

Nell’opera “Impossibilità Espressa,” viene operata subito una scelta di campo che si pone in netta distanza dalla pseudo-spontaneità di certa arte informale ed espressionista. Si avverte in quest’opera un atteggiamento di astinenza espressiva tipica dell’arte minimalista, un minimalismo caldo. L’artista crea una struttura geometrica di mensole con sopra quindici bicchieri di vetro contenenti un liquido rosso, tecnicamente reso solido in modo da creare un trompe d’oeil: un solido che finge di essere un liquido che sta per uscire dai bicchieri come se questi si trovassero su un piano inclinato. Ciò testimonia come l’arte sia continuamente in uno stato di precarietà, sebbene sia in grado di sfidare qualsiasi legge, anche quelle fisiche.

 

 

 

 

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