H. H. LIM

 

 

 

BIOGRAFIA


H. H. Lim è nato in Malaysia da genitori cinesi; risiede in Italia dal 1976 ed ha studiato all'Accademia delle Belle Arti di Roma, dove ha dato inizio ad una rilevante attività artistica. Il percorso di Lim spazia attraverso pratiche e media molto diversi: pittura, scultura, istallazioni, performance. C'è l'oriente che incontra l'occidente, la tradizione che incontra la contemporaneità, l'immagine che incontra la parola. In particolare, fra i percorsi più battuti da Lim c'è una esplorazione sulla parola. Nelle sue ultime opere infatti, la parola intrattiene rapporti stretti con l'immagine, come in Parole che coniuga il linguaggio verbale ai modi di quello visivo e viceversa. Performance che sono come un diario del corpo che percorre la sua capacità di resistere e fare i conti con i problemi umani. Egli lavora così ad un risultato in cui nulla è improvvisato; al contrario ogni sua opera scaturisce da un paziente autocontrollo, da un ricercato amore per il dettaglio, dove Lim lancia però a se stesso innumerevoli sfide, in cui ad essere messo alla prova è il dispendioso impiego della propria pazienza e autocontrollo. E dove non disdegna di sottoporre alle medesime sfide neppure l'osservatore quando lo chiama a decifrare uno smisurato numero di parole prive di senso in cui si nasconde un'unica espressione che dà significato all'intera procedura. Un lavoro che ha saputo istruire in “racconto“ una realtà come la nostra confusa, ricca di incoerenze, con un formulario tutt'altro che privo di ironia . Ma il suo reale merito credo risieda nell'aver evitato i riassunti sempre troppo carichi di alternative, e di aver saputo strutturare le parti di questo suo organismo, in modo da escludere l'accumulo casuale di spezzoni, assicurando all'insieme una logica interna. Il racconto di Lim è tanto leggero, all'apparenza, quanto serrato fino al punto di non lasciare il lettore libero di escogitarsi una strada. Ed in effetti, a ben guardare, ognuno dei “capitoli“ di questa mostra contiene nascosta la sua appendice esegetica. Di continuo saltano fuori, con l'arcaico conflitto fra sacro e profano, fra alto e basso, i mutevoli rapporti fra significato e significante, fra vita e morte. Nella sostanza il “racconto“ di Lim corrisponde ad una sorta di “mito deformato“. E per capire ciò che è deformato si appoggia con i piedi per terra e narra di abitudini, controversie, conflitti, colonizzazioni, rivalità, ma lo fa con la cautela di un “forse“ e sempre con dovizia di riferimenti. Ma in questo suo stare con i piedi per terra egli respinge le spiegazioni della psicoanalisi, l'inconscio, gli archetipi collettivi. Nato da un'altra visione del mondo, egli è un divertito e lucido ri-creatore di storie che ripercorre vicende che rimangono collegate al concreto senza incursioni nel misterioso, storie che stimolino altri a raccontare storie ad altri ancora.

 

   


 

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