Per ulteriori informazioni sull'opera di Stefania Fabrizi consultare il sito www.stefaniafabrizi.com
Senza titolo 1999 disegno su carta
TESTO CRITICO All'opposto di questa visione da panta rei di Piccirilli stanno invece le pitture di Stefania Fabrizi, ossessivamente fondate sulla riproposizione dei corpi come rielaborazione della figura antica. Quel che interessa alla sua ricerca è proprio la commistione tra natura e presenza umana, come se l'ombra dell' essere vivente fosse l'unico limite possibile per definire lo spazio; a partire dai contorni dell'ombra, dai sedimenti di movimento rimasti nella rifrazione dei colori. Il corpo umano diventa dunque il centro della luce. Assai particolare è il fatto che per il suo lavoro la pittrice senta il bisogno di assumere su di sé il carico di un nuovo racconto del mondo, di scoprire e inventare una sua mitologia di eventi che sperimentino la ricomparsa della luce da assorbire e riprodurre. E' il caso dei grandi pannelli-pellicola. Separatamente, essi compongono un'opera davvero affascinante, che rivisita un volto pompeiano riprodotto nell'incanto della sua serenità: sono i pannelli dei dieci angeli che soffiano ossessivamente sui rotoli di carta della storia ancora non srotolata. Un'opera unica in quanto a nuova figurazione simbolica. O quello delle "alte maree", dove corpi volutamente non completati subiscono l'accadere della luce, mentre l'acqua ormai li sovrasta, a creare, invece che corpi offesi nel terrore degli elementi, soltanto puri "campi di luce". E poi, invece del topos delle bagnanti, modello storico della pittura moderna, ecco "I bagnanti" che, nella singolare trama narrativa dell'autrice, propongono l'acqua in cui sono immersi a livello dello spettatore che guarda. Immersi, si direbbe, piuttosto che nei rimandi moderni o contemporanei, nel Rinascimento, nella luce "riflettente" blu-cobalto delle volte rinascimentali. Non tragga in inganno, però, l'elemento epico, o la passionalità dei volti raffigurati, diversamente intensi. Ogni intervento serve alla Fabrizi per il suo laboratorio di "macchie"; le sue figure, infatti, sono in funzione della macchia, del suo rapporto con la luce centrale emanata da un colore sotteso, nascosto "Dietro la macchia" (è il titolo di una sua tela significativa di creta e gessetti). Tommaso Di France
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