ENRICO CASTELLANI
Nel 1952 si trasferisce a Bruxelles dove frequenta i corsi di pittura e scultura all’ Accademie Royale des Beaux-Arts . Nel 1956 si laurea in architettura all’ Ecole Nationale Supérieure de la Cambre. Lo stesso anno torna in Italia e si stabilisce a Milano, dove conosce Piero Manzoni, Vincenzo Agnetti e Agostino Bonalumi, con i quali si trova a lavorare in una comune area di ricerca e sperimentazione. Insieme espongono alle gallerie Pater e Prisma di Milano (1958-59) e alla Galleria Appia Antica di Roma nel 1959 . Nello stesso anno, fondano la rivista e la galleria “Azimuth”: la prima <> (Poli, 1999), la seconda contribuisce a far conoscere le novità dell’arte programmata e in generale i lavori incentrati sulla sperimentazione artistica tesa al superamento dei limiti tradizionali del quadro dipinto. Dopo una breve esperienza informale, tra il 1958 e il 1959 crea la sua personale cifra stilistica, orientando la propria ricerca verso lo studio della superficie. Agli inizi degli anni Sessanta sono già chiaramente definite le coordinate del suo fare artistico, che manterrà sostanzialmente invariate durante tutto il corso della sua produzione. Nel 1959 nasce “Superficie nera in rilievo”, la prima espressione della concezione artistica di Castellani. E’ un’opera estranea sia alla pittura che alla scultura propriamente dette, ma reca gli stessi elementi impiegati da sempre in quelle forme: sono presenti infatti la tela, il telaio, il colore e i chiodi, ma qui sono impiegati diversamente: i chiodi bucano la tela in ogni parte della sua superficie, la tela non è più superficie uniforme ma presenta rilievi e depressioni ed è essenzialmente priva di rappresentazione pittorica. Il colore infatti la copre tutta in modo monotono e monocromatico. E’ un succedersi di modulazioni a intervalli regolari o in progressione realizzate attraverso i fori dei chiodi. Questi però non sono considerati propriamente dei buchi, non deformano cioè lo spazio , ma lo strutturano in un ritmo che vuole dare alle opere il senso dell’ infinito. <> (Corà, 1996). Nel 1960 collabora all’organizzazione, presso la Galleria Azimuth, della mostra “ La nuova concezione artistica” , dove sono esposte le sue più recenti “Superfici”. Durante gli anni Sessanta partecipa a importanti mostre nazionali ed internazionali : tra cui, “The Responsive Eye” al Museum of Modern Art di New York, nel 1965, e “Documenta 4”, a Kassel, nel 1968. Nel 1964 e nel 1968 espone alla Biennale di Venezia, dove nel 1966 gli viene assegnato il Premio Gollin. Artista politico per sua stessa dichiarazione, Castellani partecipa nel 1968 alle contestazioni contro la Triennale di Milano e la Biennale di Venezia. In occasione della mostra “Vitalità del negativo nell’arte italiana1960-1970” (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1970),l’artista presenta “Ambiente Bianco”, che dimostra il suo interesse anche per lo spazio antistante le“superfici”. Il rapporto con lo spazio viene studiato anche in “Otto Superfici” (quattro bianche e quattro grigie), esposte nel 1991 a Roma presso la Galleria di Netta Vespignani . La sua ricerca continua negli anni Settanta e Ottanta creando rilievi realizzati su materiali eterogenei, come l’alluminio, e approfondendo l’indagine sui rapporti spazio-luce e forma. In alcune opere, fra le altre, “Muro del tempo” (1968), “Obelisco” (1970), “Asse di equilibrio” (1973), l’artista va oltre le “Superfici”, seguendo però sempre gli stessi principi costitutivi dei primissimi anni Sessanta.
Un’opera di C. è sempre in qualchemodo parte dello sviluppo di una rigida quanto flemmatica esecuzione di un programma che aspira o allude a nuovi modelli di pensiero. Il suo storico mettere in tensione la tela con un espediente tanto semplice quanto essenziale è l’affermazione dell’autonomia dell’opera, la riconversione dello spazio da momento ancora intriso di pura virtualità, a dato assolutamente concreto, che consente alla luce e alla superficie un incantesimo rappresentativo.
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