JOSEPH BEUYS

 

 

J.Beuys Difesa della natura

Mostra e presentazione del libro Incontro con Beuys
di Lucrezia De Domizio, Buby Durini Italo Tomassoni

MUSPAC, dicembre1985

 

 

BIOGRAFIA

Nasce a Krefeld nel 1921, ma diceva di essere nato a Kleve. In gioventù frequenta la Hindenburg-Oberschule di Kleve e aderisce al nazismo entrando nella Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana). Lo scoppio della seconda guerra mondiale lo vede arruolarsi nell'aviazione, in un primo momento come operatore radio e successivamente come aviatore. Nel 1943, in seguito all'abbattimento del suo aereo in Crimea, viene salvato dall'intervento di un gruppo di nomadi tartari che, trovatolo moribondo, lo curano facendo ricorso alle antiche pratiche della loro medicina. Tale esperienza è stata determinante per il percorso creativo dell'artista, segnato dalla ricerca di un'armonia superiore tra uomo e natura che spingerà molti critici ad attribuirgli l'appellativo di "sciamano" dell'arte. Nel 1944 è fatto prigioniero dagli inglesi nelle mani dei quali rimarrà fino alla fine del conflitto. Le vicende legate alla guerra segneranno profondamente la vita dell'artista che nella seconda metà degli anni '50 cade in una profonda crisi interiore che supererà grazie all'aiuto degli amici Hans e Franz van der Grinten. In questo contesto il progetto del monumento commemorativo dei caduti in guerra a Brüderich assume una funzione quasi catartica. Nel 1959 sposa Eva Wurmbach. Di formazione cattolica, Beuys aderisce in un secondo tempo alla antroposofia di Rudolf Steiner. Nel 1961 ottiene la cattedra di scultura monumentale alla Kunstakademie di Düsseldorf che aveva frequentato come studente subito dopo la guerra seguendo i corsi di Josef Enseling ed Ewald Mataré. Insieme a George Maciunas e Nam June Paik partecipa a Copenaghen, Londra e Wiesbaden ai primi eventi legati al gruppo "Fluxus", un gruppo di artisti europei e americani uniti dal desiderio di ricreare il senso dell’arte in rapporto alla sua fruizione sociale. Nel 1963 organizza presso la Kunstakademie di Düsseldorf il Festum Fluxorum Fluxus. Negli anni '60 Beuys si dedica alla creazione di oggetti-sculture-installazioni, derivanti da operazioni artistiche finalizzate alla sollecitazione di una coscienza critica nel pubblico. Nel 1964 inaugura la lunga serie delle "Azioni": Der Chef, Das Schweigen Marcel Duchamps wird überwertet; ... und in uns ... unter uns ... landunter e Wie man einem toten Hasen Bilder erklärt (1965); Eurasia e ... mit Braunkreuz (1966); Manresa, Hauptstrom, Der Stahltisch/Handaktion, Iphigenie/Titus Andronicus (1969); I like America and America likes me (1974).
Beuys durante una delle sue esibizioni a Perugia nel 1980

Molto noto negli Stati Uniti, Beuys diviene amico ed estimatore di Andy Warhol che può essere considerato, in un certo senso, la sua antitesi ideologica ma anche l'artista che, insieme a lui, compendia le linee fondamentali dell'arte visiva del secondo dopoguerra.
Fra i tanti artisti, operatori culturali e critici italiani con cui ha lavorato ricordiamo Alberto Burri, Lucrezia De Domizio Durini, Italo Tomassoni, Arturo Schwarz, Gian Ruggero Manzoni, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, inoltre da segnalare tra gli stranieri il noto curatore svizzero Harald Szeemann.
Sensibile da sempre alle tematiche ecologiste, Beuys ha dato un contributo essenziale alla fondazione del movimento dei Verdi in Germania. Nel 1982, invitato a partecipare alla settima edizione della grande esposizione "documenta" che si svolge ogni cinque anni nella cittadina tedesca di Kassel, egli ha espresso tale sensibilità con una delle sue opere più suggestive: "7000 querce". Non si tratta di una scultura tradizionale ma di un grande triangolo posto davanti al Museo Federiciano e composto da 7000 pietre di basalto, ognuna delle quali "adottabile" da un potenziale acquirente. Il ricavato della vendita di ogni pietra è servito nel corso degli anni a piantare una quercia. L'operazione, terminata ufficialmente nel 1987, un anno dopo la morte dell'artista, deve in realtà essere ancora ultimata, dal momento che occorreranno circa trecento anni prima che le 7000 querce diventino il grande bosco immaginato da Joseph Beuys il quale, però, oltrepassando addirittura i limiti temporali della sua stessa esistenza, è riuscito a trasformare un’azione ordinaria e spesso banalizzata come quella di piantare alberi in un grande rito collettivo capace di evocare i significati più profondi del rapporto fra l’uomo e la natura.

fonte: www..wikipedia.org

 

 


 

Il Muspac (Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea) ha sempre avuto una particolare attenzione per l’opera del grande artista tedesco Joseph Beuys che ha fatto parlare di sé esibendosi spesso in provocatorie performance. La sua produzione varia dalle “azioni”, come Coyote: I Like America and America Likes Me (1974) -  in occasione della quale convisse con un coyote (e una coperta di feltro) in una galleria di New York - a sculture realizzate con materiali insoliti quali grasso e feltro, a opere più tradizionali, tra cui molti disegni e acquerelli. Dal 1963 al 1965 partecipò in più occasioni alle manifestazioni del gruppo Fluxus.
Nella collezione permanente del museo troviamo molte opere che riguardano il suo impegno rivoluzionario.
Tra queste, particolare attenzione merita il multiplo di carta assorbente che rimanda all’azione  Olivestones, tenutasi nel 1984 al Castello di Rivoli di Torino, in occasione della mostra "Ouverture" (organizzata da Rudi Fuchs per inaugurare il museo d’arte contemporanea).
Per questa occasione Beuys usufruisce di cinque vasche di pietra arenaria di Lettomanoppello (Abruzzo) del XVIII sec. usate originariamente per decantare l'olio d’oliva. Vi attua però una trasformazione, inserendo dei blocchi della stessa pietra ma di misura leggermente inferiore, in modo da creare un interstizio di qualche millimetro tra le loro pareti e quelle delle vasche.
I cinque parallelepipedi vengono colmati con circa 200 litri d'olio d'oliva, che penetra la pietra fino a filtrarla completamente, creando una patina sulla superficie che riflette l'ambiente circostante come uno specchio. Abbiamo quindi da una parte il materiale cristallino della pietra, rigidamente geometrica e, dall'altra, il principio organico e informe costituito dall'olio: è la tensione tra caos e forma, condizione necessaria affinché si alimenti il fluire della vita e della creatività. L’olio d’oliva annulla le distanze e crea una continuità tra gli elementi: li penetra e li impregna di sé facendo di due corpi un'unica realtà.
“Olivestone” significa nocciolo d'oliva: è la parte più dura del frutto, nascosta nella sua polpa, l'anima, lo scrigno in cui sono contenuti i principi vitali. L’artista ne crea una versione letterale: un nocciolo di pietra che naviga nell'olio.
Impegnandosi politicamente in difesa della democrazia e dell'ambiente, realizza nel 1984 a  Bolognano (in provincia di Pescara) per Lucrezia De Domizio, “Difesa della natura” (anche di quest’ opera il Muspac possiede un multiplo). L'azione, che vede l’artista piantare un albero, non va intesa solo in senso ecologico, ma va letta soprattutto in senso antropologico: difesa dell'uomo, dei valori umani e della creatività. Il lavoro di piantagione durerà per oltre quattro anni: circa quindici ettari di terreno del paese verranno concimati per poi piantarvi alberi e arbusti in via d’estinzione.
Nel pomeriggio l'azione si trasferisce in un grande capannone (la cantina del barone Buby Durini), appena fuori dell’abitato. Due enormi lavagne sono predisposte sullo sfondo e servono a Beuys per visualizzare schemi e per introdurre la sua discussione "Difesa della Natura" in cui parla del concetto di creatività strettamente connesso alla vita sociale di ogni individuo.
Beuys sostiene che tutti gli uomini sono artisti in quanto possessori di una propria creatività, spesso alienata perché repressa dalla società contemporanea. L'Arte quindi non riguarda solo pittori, scultori, musicisti e scrittori, ma abbraccia le capacità creative di ciascun individuo, che attraverso la propria spiritualità può riconciliarsi con il mondo per trasformarlo e realizzare l’ “utopia concreta”.

 

Martina Sconci


 

Difesa della natura

stampa fotolito 48/300

60 x 82 cm

1984

 

Olivestone (Loschblatt)

carta assorbente stampata intinta nell'olio d'oliva

29,5 x 8,5 cm

1984

 

Il pensiero della F.I.U.

serigrafia 32/150

61,5x49,5 cm

1978

 

Apri bene la bocca

serigrafia firmata da J.Beuys e Jork Frank 58/100

8 x 31,5 cm

1978

 

 

 

 

 

Collezione Permanente | home

Per utilizzare materiali e immagini di questo sito citare la fonte oppure contattare il MUSPAC

Via Ficara, Piazza d'Arti L'Aquila - tel 338.2374725 - info@museomuspac.com