Metafisici , 1980
cassetta con venti litografie 160x115 mm
L'opera, realizzata nel dicembre 1980, è composta da n. 20 litografie originali numerate e firmate a mano dall'artista da 1/50 a 50/50 e n.10 prove d'artista. Calcografia Studio San Giovanni Valdarno.
Angeli appartiene alla generazione della non violenza, la sua ideologia è la non violenza e i suoi dipinti la riflettono. Ne sono qui raccolti alcuni notevoli, in un panorama che ricapitola praticamente gli anni sessanta, di cui Angeli è stato protagonista escludendo le più recenti esperienze, che sono diverse ed aprono un nuovo momento. E’ una pittura, o almeno lo è stata, che nega: nega la violenza e nega la rappresentazione, privilegia il simbolo e ne esaspera il mutismo. Una tavolozza accesa e senza velature, come sapevamo Van Gogh, i futuristi, gli espressionisti, è adatta ad esprimere violenza; spenta e velata esprimerà l’opposta. Il velo respinge l’immagine fino ai limiti dell’assenza e su quella soglia la trattiene, snervata dell’astio, del rancore, dell’ironia che pure la caricava. E’ l’operazione antiviolenza che si sovrappone a simboli, non di rado, di violenza, rapacità, possesso. In uno dei suoi dipinti che più conquistano, a rivederli il simbolo è dipinto sopra la garza, ha la sua forza di venir fuori e di rapprendersi; é una croce, quasi un Malevic passato attraverso l’informale, un simbolo riscoperto in una stratificazione di valori che partendo di lontano ci imprigionano nel loro brusio. La croce del Vangelo, la croce dei cimiteri, la croce dell’esistenza, la croce a un bel momento intravista, Così come, a un certo punto, A. intravede, e quasi ingentilisce la rossa falce e martello. Valori che si scoprono, valori che si sovrappongono, valori che si negano: la messa a fuoco di una coscienza si riconosce nel vocabolario smozzicato dei simboli. Ma i simboli hanno presa perché sono schemi da riempire, cifre che non possono essere decifrate senza chiave, che si porta dentro, ed è l’esperienza morale cui si riferisce il simbolo. Sempre cercando questa chiave. A. l’ha sempre indicata. Il magnetismo velato, sfuocato dei suoi simboli allude a qualcosa di faticoso da decifrare, ma ne asseconda anche la lettura secondo un assunto costante, che in positivo o in negativo comunque risulta ed è l’assunto della non violenza. Questo sembra infatti il discorso stesso della sua pittura, dove lo stratificato, l’assorto, il soffuso non parlano in termini di lirismo, né di giuoco ottico, ma di interiorità morale.
(Maurizio Calvesi, catalogo “Arco d’Alibert”, Roma 1970)