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attività del MUSPAC - 1992  

 

 

 

Timbuctu

La città di Timbuctu in una stampa del 1827

 

 

26 novembre- 3 dicembre
AFRICA INCONTRI ’92

Teatro, musica, conferenze, mostre, cinema, video. Con il contributo dell’ Università de L’Aquila – fondo per il diritto allo studio. Organizzazione: circolo universitario del Cinema. Cinema – collaborazione: Centro Multimediale “Quarto di Santa Giusta” – T.A.D. U. A. Teatro Accademico dell’Università dell’Aquila (vedi programma generale).

 


L'Aquila Arte e attualità al centro degli "Incontri Africani". Alla scoperta di una cultura diversa
di LUCA TORCHETTI

Terza edizione della manifesta­zione organizzata dal Quarto di Santa Giusta, il Tadua e il Cir­colo universitario del cinema

L’AQUILA - Una setti­mana per incontrare l'A­frica. Per conoscere qual­che faccia dell'arte prima che sia troppo tardi, che la miseria e il miraggio di culture "estranee" (quella occidentale anzitutto) fac­ciano sparire ciò che resta d'una storia vitale e anti­chissima.
E' giunta alla sua terza edizione la rassegna "Afri­ca-Incontri", organizzata dal Teatro accademico dell'Università dell'Aquila (Tadua), dal Centro multi­mediale "Quarto di Santa Giusta" e dal Circolo uni­versitario del cinema. Una settimana e quattro inizia­tive per tornare a parlare d'un tema che accomuna tre enti culturali. Per pro­logo, nella serata di ieri, i tamburi e le danze del Ma­rocco, cui seguiranno il 2 e 3 dicembre dibattiti e in­contri, insieme a una mo­stra sull'arte contempora­nea (pittura e scultura) di quel grande continente.
Argomenti lontani soloin apparenza, al centro an­zi dell'attualità. I cui effet­ti li colgono anche gli abruzzesi, interessati co­me gli altri al fenomeno dell'immigrazione: un av­vicinamento lento e inar­restabile (seppure contrad­dittorio) a culture e atteg­giamenti diversi dai pro­pri. Se un pregio va segna­lato della manifestazione aquilana, è quello di parla­re anche dell'attualità, dei guasti prodotti da comportamenti e modelli reciprocamente errati, lì come in Italia e in Abruzzo. Due temi per tutti, trattati am­bedue dalla rassegna: il rapporto tra noi e gli im­migrati, in che modo ne snaturiamo l'identità e la cultura, cosa resta loro del­la terra d'appartenenza; i problemi inoltre, i danni, causati da modelli di svi­luppo incongrui da cui sa­rebbe illusorio (l'immigra­zione appunto...) chiamar­si fuori.
Il primo dei due temi verrà trattato in un video prodotto dal Circolo uni­versitario del cinema; un filmato il cui titolo, "Gli invisibili", non evidenzia episodi drammatici come quelli denunciati dalla cronaca, bensì la condizione di estraneità e solitudine cui sono costretti talora anche gli studenti neri, agiati e benestanti, che stu­diano nel capoluogo (il 3 dicembre alle 20,45 presso il Collegio d'Abruzzo in via Camponeschi). Del secondo tratterà invece uno studioso illustre, Tito Spi­ni, architetto e antropolo­go che di queste vicende si occupa in organizzazioni culturali italiane e francesi (Palazzo Carli, ore 11,30, sabato 2 dicembre). Con lui ci sarà Giovanna An­tongini.
La manifestazione inol­tre, aperta ieri dai tamburi e le danze rituali dei Ghnaua marocchini, una confraternita di schiavi presente in tutta l'Africa del Nord (preceduta da Ferdinando Taviani, stori­co del teatro, che ha pre­sentato il libro "La storia di Bilal", sull'incontro di quella cultura con il Mez­zogiorno italiano) darà modo agli appassionati d'arte figurativa di cono­scere i fermenti e le espres­sioni nuove degli artisti contemporanei africani. Attraverso la presentazio­ne della più importante ri­vista sull'arte nera, “Re­vue Noire”, edita a Parigi, ma soprattutto con una mostra che riproduce in grande formato i dipinti e le sculture più significative (inaugurazione il 2 dicem­bre alle 20 presso il "Quar­to di S. Giusta", in via Cri­spomonti).
Dice sugli “Incontri” Enrico Sconci, che dirige il "Quarto di S. Giusta": «Credo sia la prima volta che teatro, cinema, arte contemporanea e musica si cimentano all'Aquila in una iniziativa univoca. Ancor più importante è il fatto che sia organizzata da tre piccoli (quanto a mole d'investimenti, n.d.r.) enti culturali: un segna­le nuovo per la città. Vor­rei segnalare infine il costo ridotto della rassegna, ap­pena 7 milioni, a dimo­strazione che la cultura è movimento, è proporre terreni non battuti con l'occhio attento alla quali­tà». Ma perché l'Africa'? «L'arte, qui da noi, cono­sce un momento di stasi, di fermo; è necessario dun­que cercare altrove, nel Terzo Mondo. Né questa operazione è soltanto abruzzese».

Il Messaggero, 27 novembre 1992

Incontri "Africa '92"
di ANTONIO GASBARRINI

Negli "Incontri Africa '92" in corso all'Aquila, il tema delle megalopoli-miraggio africane ed i modelli di sviluppo errati (economici e culturali) sono stati affrontati da uno dei più noti sociologi ed antropologi italiani, Tito Spini, con la concisa chiarezza di chi da oltre venti anni conduce sul posto -vivendo tra i popoli Dogon, Kassena, Danxomè- una serrata analisi sulle nuove forme di sfruttamento coloniale. I cambiamenti in atto dei modelli di riferimento culturale possono essere percepiti nella mostra di "Documenti di artisti africani" allestita al Quarto di S. Giusta fino al 15 dicembre.
A Tito Spini chiediamo: in che modo la pittura e la scultura contemporanee degli artisti africani si inseriscono nel circuito dell'arte internazionale?
«Esistono attualmente due linee ben distinte di comportamento. Innanzitutto una voluta e conclamata presenza degli artisti africani nei mercati europei, grazie ai legami instaurati per ragioni di studio con la cultura occidentale; poi, sull'altro versante, un atteggiamento più chiuso ed autoctono, quasi sempre ideologizzato, che rivendica le proprie radici più specificamente popolari».
L'arte delle avanguardie europee, ad iniziare da Les demoiselle d'Avignon di Picasso, si èspesso ispirata al primitivismo della scultura africana. Quali sono oggi gli autori o le opere che possono continuare ad influenzare gli artisti europei ed americani?
«A mio modo di vedere, la scultura cimiteriale contemporanea, è uno dei serbatoi immaginifici più originali e stimolanti dell'arte africana. Gli artisti più affermati, comunque, provengono da quelle aree della tratta degli schiavi (Brasile e Giamaica, in particolare) in cui le tradizioni originarie si sono meglio conservate. Vedere oggi in un cimitero africano gigantesche mercedes o enormi televisori scultorizzati al posto della cappella o di tristi monumenti, non deve né sconcertare né tanto meno meravigliare. Siamo solo in presenza del vudu, della sacralizzazione, cioè, dell'oggetto appartenuto nella vita e che si desidera accompagni la persona scomparsa per sempre. Va anche detto che i modelli espressivi e stilistici occidentali sono tutt'ora delle     frecce “necessarie” che continuano a colpire l'arte africana. Per approfondire queste succinte indicazioni consiglio di scorrere, qui al Quarto di S. Giusta, i primi sei numeri del trimestrale Revue Noir edito dallo scorso anno a Parigi».

Il Messaggero, 10 dicembre 1992

 

 

 

 

 

 

Carta dell'Africa, 1375

Carta dell'Africa redatta nel 1375 per l'Atlante maiorchino

 

 

 
   

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