Una lotta con il corpo. O più precisamente,
con la materia corporea.
Questi quadri di Rosa De Grandis non nascono da presupposti
culturali e artistici, ma da una passione violenta e drammatica
per l'essenzialità, la semplicità. Corpi nudi
che non esibiscono se stessi, ma fuggono da se stessi prendendo
due vie: quella di una ferma innocenza irriflessa e quella dell'
angoscia che non sa più tollerare illusioni. Fra queste
due possibilità non ce n'è una terza. Perché
se la felice innocenza è perduta, è solo un passato
reale e ipotetico, allora nessuna apparente "normalità"
è più possibile, si può solo sprofondare
in se stessi o guardare l'inevitabile, quello che saremo quando
le favole ci avranno abbandonato.
Alfonso
Berardinelli
Rosa De Grandis nasce nel 1963
ad Avezzano dove frequenta l'Istituto Statale d'Arte ed inizia
una sua personale ricerca di forma ed espressività caratterizzata
da un interesse preponderante per le umane vicende. Interesse
che la porterà a laurearsi in Psicologia presso l'Università
"La Sapienza" di Roma e nel contempo ad esprimere in
chiave pittorica gli aspetti più profondi ed essenziali
della natura umana. Le sue immagini sembrano sospese in un' atmosfera
quasi onirica emergenti dal tempo senza tempo del ricordo, della
riflessione, del sogno.
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