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attività del MUSPAC - 2006  
 

 

Antonio d'Avossa

GIULIO DE MITRI, LA NATURA  MANIFESTA LA SOSTANZA DELL’ IMMATERIALE.

 

“Per noi le cose rinascono nella loro materia…”
Poeta cretese del 16° secolo.

Nella natura, in noi e fuori di noi, le forze dell’ immaginario agiscono per sviluppare essenze dove la forma è nascosta in una sostanza, o dove la forma è interna. La bellezza delle materie è indipendente dall’ immaginario, in realtà essa è profondamente legata alle sue essenze. La bellezza delle materie alimenta l’immaginario e rende originarie tutte le immagini, in definitiva ne restituisce la forma nascosta e allontana quella apparente. Le materie sono dunque il motore sensibile di ogni forma dell’immaginario attivando tutti i sensi al medesimo tempo e raggiungendo tutti i luoghi dello spazio celeste e terrestre.
L’ arte di Giulio De Mitri si dispone con regola e amore a questo incontro e produce la sensazione buona di una offerta allo sguardo come il risultato della forma dell’ energia allo stato puro. E’ questa la prima condizione attivata dalle sue opere, in particolare da quelle realizzate negli ultimi anni. L’ immaginazione materiale che presiede alla significazione organica ed inorganica dei suoi temi, procede lungo un percorso che ritrova l’essenziale dell’arte, la sue forme originaria ed i suoi stilemi originali e seminali. Da questo versante le opere di Giulio De Mitri attestano il desiderio forte di un risalimento all’origine stessa della sensibilità artistica. Si tratta di una attitudine molto rara nell’arte contemporanea recente eppure frequentata con assiduità da alcuni campioni europei.  In primo luogo da Yves Klein, che disponendosi all’immateriale sviluppa una condizione spirituale della pittura e fa compiere al colore una svolta radicale. Il suo blu diventa per sempre una icona celestiale e il suo oro passa per la trasformazione delle  materie attraverso il fuoco. La sua immaterialità è vuoto pneumatico, è aria spirituale che si concentra sulla superficie della tela, nella sua monocromia. Diversamente, ma parallelamente, De Mitri opera sulla caosmosi della superficie attraverso pigmenti, colle alcool e acqua su carta pergamena e raggiunge un risultato della materia inedito e monocromatico. E’ la materia come sostanza a sviluppare una sorprendente e nuova territorialità e tuttavia attraverso questo procedimento Giulio De Mitri sperimenta nuovi terrrritori, nuove superficii e attiva una poetica della trasformazione della materia come trasformazione delle sostanze. L’intensità di questi lavori Piccole carte e Grandi carte risulta evidente al primo sguardo così come risulta forte la potenza della caosmosi della superficie.
Dal versante del colore queste opere producono l’effetto della sostanza, e riconducono alla trasformazione come gesto creativo della materia. Richiamano anche quel rosso bruno, dalle tonalità opache che è stato oggetto di indagine  da parte di un altro campione dell’arte contemporanea: Joseph Beuys. Questo secondo richiamo, a mio avviso, è riconducibile anche alla sua pratica sociale. Ciò che caratterizza la bellezza di queste carte di De Mitri è l’intendere, come visione mentale, la superficie con un colore originario,  una   forza primordiale che si sovrappone ad ogni possibile materialità e tutto questo ha a che fare con forme sostanziali: sostanze liquide, forme cristalline, essenze e sostanze impalpabili. Non da pittore Giulio De Mitri diventa un vero e proprio ricettore puntato sulle sostanze della pittura. Per De Mitri i colori sono materie e le materie devono diventare sostanze.
Come nel libro aperto Natura s/cultura dove si transustanzia il processo di separazione come una formula chimica del passaggio dalla Natura alla Cultura. In questo caso è l’intero orizzonte del sapere a fronteggiare la sapienza della natura. Le materie sono i segni di una scrittura che si volatilizza tra la terra e il cielo e unisce trasformandosi. La separazione si annulla e restituisce il corpo delle sostanze nel mistero della loro conoscenza.
L’uso di diversi mezzi come la fotografia, il video, l’installazione e la performance danno dell’opera di Giulio De Mitri un’idea di un progetto che supera le distanze delle definizioni, in ultima analisi dei processi creativi. Il suo è un vero e proprio progetto, basta guardare i disegni che precedono la realizzazione delle opere, del fare arte intesa come formula primaria della trasformazione, del cambiamento, della mutazione sostanziale del mondo delle forme. Da questo punto di vista la singolarità della sua opera restituisce all’arte la sua funzione primaria quella dell’attivazione di tutti i sensi contemporaneamente. E’ qui che il progetto della sua arte restituisce la trasparenza dell’immaterialità e la moltitudine delle sostanze come materie dello spirituale. 

Antonio d'Avossa

                                                                               
        

 

 

 

 

 

 
 
   

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