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attività del MUSPAC - 1985 | |||||||||
22 dicembre - 15 gennaio Parole di terra – Parole nell’aria: mostra d’arte contemporanea.
TITO SPINI I boschi, le valli, gli altipiani, i pascoli, i villaggi d’Abruzzo conoscono segni nella terra e nella pietra, messaggi di una cultura che si è strutturata sulle emergenze naturali. Sono i paesaggi densi che l’uomo abita e codifica, sono la presenza storica di civiltà sovrapposte, le faglie d’una stratigrafia geoantropomorfica, le teoipse d’un territorio riconosciuto.Nomi di terre, di pietre, di alberi, di animali, di malattie e di oracoli disegnano una metageografia che è la vera, l’unica comprensibile a tutti coloro che intensamente vivono questa realtà. In tale universo di "aree" naturali nulla è fermo, la transumanza è emblematica: forma strade e culture, legge le pietre e scolpisce le parole; gli eremiti escono dalle grotte, dissodano i terreni e fondano la città; gli animali diventano il transfert della condizione umana; le pietre ammucchiate nei campi non sono rifiuto ma rituale del lavoro; il piatto tondo confine al malocchio, contiene acqua e olio,definisce lo spazio del domani. Un equilibrio difficile, autocostruito Pasquale Liberatore e Sandro Visca sono gli autentici storici, interpreti e continuatori della cultura della terra, di pietra, di parole che qui si è espressa per millenni. L’eruzione d’un vulcano crea catastrofi e terre fertili. La terra rossa portata dalle miniere del Gran Sasso è per Pasquale Liberatore la fertilità della riproposizione, vi è assieme distruzione d’un contesto e fecondità da riscoprire.
E 'come usare il vocabolario d’una scienza trasponendo la parola e il suo significato in un altro mondo: o muore o si riproduce. Le pietre sparse o sovrapposte come i segnali apotropaici dei pastori nelle sassaie stabiliscono la differenza nell’uguale, come per una prova iniziatica. Non sono queste le scaglie d’una pelle di intellettuale, ma diari fitti del vissuto, lo so come Pasquale guarda al mondo della natura e al mondo del costruito, il suo rispetto per l’uomo sapiente delle proprie radici e della propria creativa manualità.Sandro Visca ripercorre le strade delle feste popolari, delle processioni; ripropone la gestualità non effimera con cui si trasportano nel fuoco le farchie e nelle contrade i santi, che accompagna il farsi degli ex voto e le formule dell’esorcismo. Il tessuto ha in sé implicito il mondo della parola, del comunicare; cucire è stare insieme e mettere insieme. Le donne nelle grotte con i telai, nelle strade con stendardi e coperte da esporre alle finestre. Visca mette negli arazzi, le parole che penetrano l’aria delle feste, dei preparativi nuziali e delle sedute di divinazione. TITO SPINI
L'Aquila, dicembre 1984
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