attività del MUSPAC - 1985  
 

 

27 aprile – 10 maggio
ELISABETTA CATAMO

L’organico metafisico.
Presentazione di E. Crispolti

 

La direi oggettuale la fotografia che pratica Elisabetta Catamo. Il "mezzo" fotografico le permette infatti una costruzione d'immagine di lucidissima imminenza oggettuale, in combinazioni a sorpresa di evidente intenzione spiazzante interrogativa, non tanto, direi, necessariamente simbolica. Lavora sull'immagine di cose entro uno spazio oggettivato al limite dell'oggettualizzazione, alla quale dimensione i suoi teatrini d'apparizione invitano continuamente in termini nuovi. Sono citazioni di forme geometriche (la scacchiera, il curvilineo), di forme di natura (la farfalla, la testa di pesce, la conchiglia), di frammenti di allusione storico mitica (la statua, la testa), ecc., che entrano in scena, e si combinano in rapporti diversi in uno spazio interamente costruito, microteatrale, nel quale a volte avanzano anche pronunciate quinte o altri elementi di primaria geometria scenica. Spazi coloratissimi, tersi, irrealmente subito artificiali, ma anche di alta tensione emotiva allarmante. Ogni fotografia è l'occasione di una circostanza raccontata nella quasi violenta icasticità dei rapporti fra i brani d'immagine in campo... Per quanto ho potuto vedere, le sue origini di pittrice (a metà degli anni Settanta) sono state di un narrativo interiore in evidenze di immagini simboliche, che hanno fatto citare Klee (ma forse, meglio, certe attenzioni antropologiche). Ora quel discorso, da interiore, evocativo, si è fatto tutto estrovertito, di provocazione quasi totemico oggettuale, pur nello snodarsi continuo d'un principio quasi di racconto... »

Enrico Crispolti

 

 

 
 
   

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