COMUNICATO STAMPA
Titolo: Celestino V - una storia moderna
Luogo: Muspac Via Paganica, 17
Inaugurazione: domenica 26 agosto 2007, ore 18,00
In occasione della Perdonanza Celestiniana 2007, organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune dell’Aquila, il Muspac-Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea presenterà la manifestazione ANNUALE 2007 “L’Aquila città della Pace in nome di Celestino V”.
Domenica 26 agosto alle ore 18,00, in Via Paganica 17 è stata presentata l’istallazione dell’artista FABIO MAURI dal titolo “Celestino V, una storia moderna”, composta da frasi tratte dai Vangeli e dalla Bibbia, di cui riportiamo in allegato, un testo dello stesso Fabio Mauri ,
Artista di rilievo internazionale, Fabio Mauri è molto legato alla città dell’Aquila per avervi insegnato per più di 30 anni, presso l’Accademia di Belle Arti. Con il Muspac ha collaborato in molte occasioni presentando conferenze, mostre, azioni e performance. Nel 1989, negli spazi di Via Crispomonti,49, ha presentato, in prima mondiale, l’atto in mostra o concerto da tavolo “Heidegger e la questione tedesca”, con la partecipazione, in veste di performer, del filosofo Giacomo Marramao.
Nel 1995 ha partecipato alla mostra “Ad Usum Fabricae”, organizzata da Tullio Catalano e Gianni Filaccia, svoltasi presso il Muspac (ex monastero di S.Maria dei Raccomandati) e la chiesa di San Domenico.
Nel 1996, nella stessa sede, ha eseguito le “prove aperte” della notissima performance “Che cosa è il fascismo”, già presentata per la prima volta a Roma nel 1971 ed eseguita anche presso la Kunsthalle di Klagenfurt.
Nel 2000 ha partecipato alla mostra Annuale 2000 Lo scandalo dello Spirito, curata da Enrico Sconci e realizzata con il patrocinio dei Beni Culturali nel Castello Cinquecentesco dell’Aquila.
Mauri è stato amico fraterno di Alberto Moravia e di Pier Paolo Pasolini fin dai tempi dell’adolescenza. Nella performance del 1975 Intellettuale, ha proiettato sul petto del regista il film Il Vangelo secondo Matteo, facendogli sperimentare sulla propria pelle gli effetti dell’opera.
Secondo una caratteristica costante delle sue opere ideologiche, l'autore ripropone spesso il tema del sacro. La sua “esperienza con Dio”, come egli stesso dice: <<…fu quella di un flirt (uso il termine troppo umano per rendere conto della sua natura pungentemente reale), smodato, indiscretissimo. Prescinderne era impossibile>>. (da “Dio e la scena L’esperienza dell’essere”)
Nell’opera su Celestino V un vissuto storico viene presentato in chiave essenziale, in modo che, dall'inevitabile confronto tra passato e presente, si alimenti il processo critico che egli stesso definisce "esercizio spirituale", destinato all'individuazione e alla messa al bando delle false ideologie.
Per conoscere meglio l’attività artistica di Fabio Mauri consultare il sito www.fabiomauri.com
Per tutto il periodo della manifestazione verranno proiettati i numerosi video riguardanti sia l’opera di Fabio Mauri che l’attività svolta dal Muspac nel corso dei 23 anni di attività.
NOTA SU CELESTINO
Una storia moderna di Fabio Mauri
Una serie di fogli d’acquerello, i passepartout dipinti ad olio, incisi a secco, con date sconosciute ricorrenti (il 21), alcuni nomi e frasi brevi o più lunghe tratte dai Vangeli e dalla Bibbia.
Una storia a pezzi come quella di un artista, uno anonimo, dell’esistenza in generale, e di Celestino V.
Il corpo naviga in rapporto stretto con la religione.
I suoi bisogni coincidono con il dolore: ho fame, ho sete.
Al centro si disegna l’ordine interrogativo dell’esistenza.
Chi decifra le frasi fa da filo di imbastitura a una storia, vera o simbolica,
uguale alla storia drammatica del mondo.
Eternità e temporalità scorrono intangibilmente parallele; in mezzo il vuoto di una memoria disabile.
Solo la morte non viene mai dimenticata.
Solo una coscienza inesatta resta a l’uomo.
L’incertezza globale si erige in luogo di una fede costruita.
Una cattedrale terrena, un paradosso.
L’usuale e l’inesplicabile si fanno abituali. Senza fini propri.
Uno scambio tra codici diversi di linguaggio muto.
La croce spezzata, (la metto, non la metto?), è simbolo della religione irreligione moderna.
O forse è simbolo della croce.
Simula un cavalletto. Allude al papa autodisdetto. Un accurato design del dolore, incompleto, dell’esistenza.
L’enigma, per via di memoria storica, si riforma attualmente intero, reintegra l’obbligo ragionevole di una inevitabile attesa.
Una mostra che non mostra.
L’invisibile non ama apparire oltre l’apparenza. L’apparenza basta, da tempo.